“Seuls les fous écrivent complètement.”
—
Marguerite Duras , Écrire
Come se il mondo avesse perduto di colpo il suo splendore per raffigurare la monotonia essenziale di un cimitero. Sono in molti a sentirsi torturati dalla visione di un mondo derelitto, irrimediabilmente abbandonato ad una solitudine glaciale, che neppure i deboli riflessi di un chiarore crepuscolare riescono a raggiungere. Chi sono dunque i più infelici: coloro che sentono la solitudine in se stessi o coloro che la sentono all'esterno? Impossibile rispondere. E poi, perché dovrei darmi la pena di stabilire una gerarchia della solitudine? Essere solo non è già abbastanza?
Emil Cioran, Al culmine della disperazione
“Ci sono anime che hanno addosso un’incrinatura segreta, una frattura sospesa che sfugge anche a chi la porta dentro. Quella linea sottile può restare invisibile per lungo tempo, animando l’illusione dell’intero come fa la crepa nel cuore di un piatto scheggiato. Quando quella frattura cede è sempre a causa di un niente: basta un grado in meno nell’aria a provocare la contrazione della materia e a metterne a nudo la ferita.
Altre volte a far cessare il patto silenzioso delle molecole è un tocco
lieve, uno sfiorare il bordo dorato del piatto senza altra intenzione
che la carezza. Allora la finzione dell’integrità cade all’improvviso e
rivela l’anima in cocci, irreversibile. Bisogna essere molto attenti per
riconoscere nei gesti altrui il suono sordo della ceramica scheggiata.”
—
Michela Murgia, “Chirù”.
“How amazing it is to find someone who wants to hear about all the things that go on in your head.”
— Nina LaCour (via quotemadness)
“Un livre doit remuer des plaies, en provoquer même. Un livre doit être un danger.”
— Emil Mihai Cioran , Écartèlement (1979), Ébauches de vertige, I
